Somerville - Gaeta Gemellaggio


L'opinione

09/08/2011 - Il dittatore di Damasco. Riflessioni sull'attuale situazione in Siria.
Care amiche e cari amici, da questa settimana riprenderò ad analizzare gli accadimenti, politici e sociali, nazionali ed internazionali. Mi sembra doveroso ed opportuno cominciare con la situazione difficile e tragica che sta vivendo da qualche mese il popolo siriano. I ragazzi siriani quando sono scesi in piazza per la prima volta ad aprile, alla stregua dei vicini tunisini ed egiziani, scandivano slogan a favore delle riforme sociali, del lavoro e della libertà. Poi, quando hanno compreso che bisognava far dimettere colui che è al comando, le sue dimissioni sono diventate un urlo condiviso da tutti. Assad il riformatore, così lo ha soprannominato l’Occidente quando è salito al potere, ha risposto costituendo un nuovo governo, concedendo più libertà e togliendo lo stato d’emergenza…..in teoria. Perché in pratica ha ordinato all’esercito di spegnere ogni rivolta, ha circondato le città con i carri armati, ha posizionato i cecchini, ha bloccato i rifornimenti, ha tagliato qualsiasi forma di comunicazione ed ha mandato via i giornalisti, allontanando, di fatto, la Siria dal resto del mondo. Ed infatti nessun governo Occidentale è intervenuto, sembra vigere il detto “meglio il diavolo che conosci che quello che non conosci”. L’Ovest del mondo chiude gli occhi davanti a questa incredibile violazione dei diritti umani. Ed il perché non è difficile da spiegare e comprendere. La Siria non è un paese che possiede risorse specifiche, né, tantomeno, occupa una posizione particolarmente importante e strategica; la sua forza, paradossalmente, risiede in colui che governa. Bashar al Assad, figlio di Hafez, il “leone di Damasco” che nel 1982, durante quello che è stato definito il “massacro di Hama” ha ucciso, senza distinzione di sesso ed età, tra le 25 e le 30mila persone,ha un grande pregio per l’Europa e l’America: quello di essere un baluardo contro il fondamentalismo islamico, garantendo, in tutti questi anni, i fragili equilibri della zona. L’Occidente, così, ha la possibilità di nascondersi dietro al fatto che, ufficialmente, non ha una motivazione per cui intervenire nella guerra dei siriani contro i siriani…..anche se l’oltraggio della libertà, della democrazia e della giustizia che viene perpetrato ogni giorno dal presidente-dittatore potrebbe essere una valida giustificazione. Ma forse, lo speriamo vivamente, quello che sta succedendo in questi giorni darà la forza di far “aprire gli occhi” al cosiddetto mondo civile, trasformando quelle che finora sono state note di biasimo e minacce in azioni concrete!