6


L'opinione

08/11/2011 - Riflessioni sulla situazione del nostro paese
Il 26 ottobre scorso il nostro Premier ha presentato una lettera d’intenti alla Commissione Europea, nello specifico ad Hernan Van Rompuy, presidente del Consiglio dell’Unione Europea, e a Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione, nella quale ribadisce gli impegni presi in materia economica dal nostro governo per risanare i conti pubblici e definisce le “quattro direttrici” che dovrebbero portare l’Italia ad avere una ripresa dell’economia nei prossimi otto mesi. L’obiettivo principale è il risanamento del bilancio entro il 2013 e s’introducono le condizioni strutturali favorevoli alla crescita: intervento sui mercati concorrenziali, con aiuti alle imprese; adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e che ne accrescano l’efficacia; riforma del mercato del lavoro volta a favorire anche il superamento del dualismo fra nord e sud. Ma il tema più caldo è quello della riforma della finanza pubblica sostenibile. Fra i vari interventi, quelli che hanno suscitato più polemiche sono la riforma delle pensioni e quella del lavoro. Secondo il documento redatto dal Premier “Grazie al meccanismo di aggancio dell’età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026”. In realtà non c’è niente di diverso e di innovativo. Infatti l’innalzamento dell’età pensionabile era già previsto nella manovra estiva, che prevede il raggiungimento della pensione a 66 anni e 7 mesi ma si dovranno aspettare 12 mesi in più prima del ritiro dell’assegno. La pensione arriverà cosi a 67 anni compiuti. L’altra nota dolente riguarda il lavoro, per il quale il Governo si impegna entro maggio 2012 ad approvare una riforma della legislazione funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa. Questo sarà possibile grazie ad una manovra incentrata su due punti: a) una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b) più stringenti condizioni nell’uso dei “contratti para-subordinati”, dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato. Analizzando la nostra situazione, ci si rende conto del fatto che i contenuti della lettera potrebbero portare alla giusta risoluzione, però è difficile credere che sia possibile renderli concreti entro il 15 novembre, giorno in cui verrà definito il piano d’azione da portare avanti. Sarà per questo che manca la firma del ministro Tremonti, il quale, probabilmente, è cosciente del fatto che sarà impossibile concretizzare le tante belle parole ed idee che vengono analizzate nello scritto. E poi queste riforme troveranno la maggioranza in Parlamento, visto che alcuni dei punti trattati nella missiva sono stati già affrontati dal Governo e non effettuati per carenza politica? Come si può pensare di risolvere alcuni dei maggiori problemi italiani solo in pochi mesi? Il nocciolo della questione, a mio avviso, è la mancanza di credibilità di Berlusconi e della sua maggioranza politica agli occhi dell’ Europa, mondo intero e, soprattutto, del popolo italiano; l’unica soluzione possibile sono le sue dimissioni. C’è chi ritiene che un vuoto di potere fino alle nuove elezioni sarebbe un salto nel buio….però potremmo considerare la situazione, estrema, del Belgio, dove dopo 18 mesi senza governo i debiti sono rimasti è vero, ma è anche vero che allo stesso tempo è cresciuto anche il PIL. Oppure il grande esempio di democrazia dato dal Premier spagnolo Zapatero, il quale, a causa della crisi, ha preferito anticipare le elezioni a novembre, ridando nuova speranza al popolo e alla Spagna la possibilità di acquistare fiducia dalla Comunità Europea. E questo è quello che dovrebbe fare il nostro governo, ma non per mettere da parte la destra politica, che potrebbe trovare al suo interno un nuovo leader politico, ma per finire, una volta per tutte, con le scene pietose a cui ci costringe Berlusconi ogni giorno. Alcuni pensano che all’incerto è sempre meglio il certo….non è vero….probabilmente un governo tecnico potrebbe fare di più per l’Italia, se consideriamo che gli economisti, ossia gente che certe cose le fa di mestiere, avendo fatto un’ analisi della nostra crescita dal 2001 ad oggi parlano di “decennio perso per il nostro paese”. Salvo Haiti, infatti, che oltre al terremoto è uno dei paesi più problematici del pianeta, l'Italia è l'ultimo paese del mondo per crescita economica, con un incremento di soli 2,43 punti percentuali. La cosa migliore che potrebbe fare il nostro caro premier è, senza dubbio, quella di seguire la scia del suo collega spagnolo, generoso, altruista e, soprattutto, democratico, e permettere anche a noi, al grande popolo italiano, di poter intraprendere un nuovo cammino. Martin Luther King disse: “La speranza spetta a noi e, per quanto potremmo desiderare altrimenti, dobbiamo poter SCEGLIERE in questo momento cruciale della storia umana.”