25 marzo 2012/


L'opinione

25/08/2012 - Il futuro dell’Italia nella Politica Internazionale
Di fronte a ciò che stiamo assistendo negli ultimi giorni, settimane, mesi ed anni, risulta sempre più chiaro a tutti, anche ai cittadini comuni, la dipendenza del nostro Paese dalle dinamiche politiche ed economiche internazionali. Ovviamente è una “dipendenza” biunivoca, ossia: le situazioni degli altri Paesi e contesti influiscono su di noi, ma anche noi influiamo sugli altri. Basti pensare all’importanza strategica dell’Italia per la tenuta e la sopravvivenza dell’Euro: se l’Italia va in default addio Euro e quindi, con ogni probabilità, addio Europa con buona pace di Spinelli e poi Schumann, Adenauer e De Gasperi. Di fronte al fattore “interdipendenza” (possiamo evitare di tirare in ballo la “globalizzazione”) si possono avere due atteggiamenti opposti. Il primo è quello di chiusura totale, di una scelta identitaria ed autarchica, dove l’altro da noi è un “diverso” ed è la causa di tutti i mali. Xenofobia, razzismo, regimi totalitari, Teocrazie non sono solo tristi ricordi del passato, ma fanno parte di un presente particolarmente allarmante. In salsa casareccia anche il fenomeno della Lega Nord nel nostro Paese ha rappresentato (e rappresenta tuttora) questa istanza viscerale contro tutto ciò che non fosse localistico o che poteva mettere in discussione le proprie sicurezze e certezze. Altro atteggiamento potrebbe essere, usando un eufemismo sportivo, quello di “giocarsi la partita a viso aperto”, senza paura riverenziale dell’avversario, senza chiudersi per forza in difesa. Ebbene, se l’Italia nel prossimo futuro vuole risolvere parte dei suoi problemi deve assolutamente recuperare una centralità vitale nel contesto delle relazioni e delle politiche internazionali. Si potrebbe essere anche non pienamente d’accordo con tutte le scelte del Governo Monti, ma è indiscutibile la credibilità internazionale del nostro Paese grazie ad un tale Presidente del Consiglio, al quale possiamo aggiungere anche il prestigio di Giorgio Napolitano. Moltissimi cittadini non riescono a percepire quanto questo aspetto della credibilità (o la mancanza di credibilità) internazionale incida poi sulla nostra vita quotidiana, meglio ancora sulla crisi che stiamo vivendo. Anche perché risalire la china dopo il decennio di Berlusconi è stata ed è ancora molto dura. Ma parliamo di Politica Estera? Cioè, parliamo della Farnesina? Parliamo del Ministro e dei Diplomatici? La risposta è no! Il Ministero degli Affari Esteri è solo una parte di un complesso sistema di relazioni e politiche internazionali che oggi più che mai hanno bisogno di trovare consapevolezza e coerenza. Non si vuole sminuire affatto il ruolo della Farnesina e della nostra Diplomazia nel complicato scenario geopolitico globale (anche se sono stati commessi errori strategici dall’India alla Libia, passando per l’Iraq solo per citarne alcuni), ma qui si vuole mettere al centro del dibattito tutte le altre politiche che aiutano a creare quel sistema Italia, oggi determinante per creare quel appeal verso il nostro Paese che rischia invece di sbiadire con il tempo e di farci perdere ulteriore competitività. Accanto alla Politica estera comunemente intesa, serve un rilancio di altri settori vitali nell’ambito delle Relazioni internazionali. Serve recuperare la centralità nel sistema europeo: i rapporti con la Commissione e con gli altri Paesi dell’Unione è fondamentale. Non dobbiamo mai dimenticare, soprattutto oggi che l’Unione è a 27 e con un prossimo allargamento, che siamo stati un dei 6 Paesi fondatori: potremmo addirittura dire che siamo stati gli ispiratori di tale storico processo di unificazione post bellico. Accanto all’impegno politico europeo, vi è il grande tema dei nostri rapporti commerciali internazionali. Non è un mistero che siamo in grande difficoltà e quindi serve uno sforzo maggiore sotto questo aspetto. Strettamente legato all’ultima questione vi è tutto lo scenario, non più rinviabile, dell’Internazionalizzazione delle nostre imprese. Ribadiamo il concetto di internazionalizzazione e non di delocalizzazione, che sono due cose diverse. Le nostre imprese, soprattutto le PMI, hanno bisogno di una spinta, di incentivi, di sostegno in tal senso. Il sistema delle Camere di Commercio può e deve fare la sua parte, ma serve una chiara scelta politica nazionale che vada decisamente in questa direzione. Non meno importante è la presenza con visione chiara e coordinata nelle Istituzioni Finanziarie Internazionali (Fondo Monetario e Banca Mondiale in primis). Non vi è dubbio che la credibilità dell’Italia è aumentata negli ultimi mesi anche grazie alla Presidenza di Mario Draghi alla BCE. Altro settore chiave nel quadro positivo delle Relazioni internazionali è la Cooperazione allo Sviluppo. Con il governo Monti per la prima volta si è istituito il Ministero della Cooperazione internazionale e dell’Integrazione: un Dicastero senza portafoglio con Ministro il Prof. Andrea Riccardi. E’ stata una scelta audace e giusta, anche perché va nella direzione di somigliare di più ad altri Paesi europei, oltre che dare maggiore dignità ed importanza ad un settore che ha sempre visto il nostro Paese particolarmente attivo, soprattutto grazie all’impegno, lungo i decenni passati, della nostra Società Civile. Ma mentre il Ministro sta tentando di organizzare le “Giornate della Cooperazione” per i primi giorni di ottobre p.v. a Milano dove si dovrebbero riunire tutti i cosiddetti attori della Cooperazione, i Senatori Mantica e Tonini insieme ad altri stanno portando avanti un D.L. (1744) per riformare la vecchia e desueta Legge 49/87. Purtroppo, ad una prima lettura del testo base, si evince che la visione è “antica” già sul nascere e che i parlamentari in questione non abbiano colto quanto è avvenuto nel mondo soprattutto nell’ultimo decennio. Senza voler entrare troppo nel dettaglio (lo faremo in altra occasione) ancora una volta non diamo proprio l’immagine di una visione coerente nelle scelte: la creazione di un nuovo Ministero da una parte e dall’altra una nuova legge (se dovesse essere portata a fondo in questo scorcio di fine legislatura) di proposta parlamentare che rimette tutto nelle mani del Ministero degli Affari Esteri. Per concludere sull’aspetto della Cooperazione e della Solidarietà Internazionale, non bisogna fare il tragico errore di pensare “abbiamo pochi soldi e li andiamo a dare anche agli altri Paesi poveri. I poveri li abbiamo anche qui da noi!”. Questo è proprio quell’atteggiamento di chiusura di cui parlavamo all’inizio. Si può fare una Cooperazione efficace ed efficiente anche con pochi soldi e si avrebbe come ritorno da una parte il senso stesso dell’azione politica solidale e dall’altra una “simpatia” internazionale di cui abbiamo bisogno in questo momento. Lo stesso “egoismo” della Germania, non dimentichiamolo, è additato da più parti come la causa della crisi europea. Un ultimo aspetto da rilanciare a livello internazionale è la Cultura e la Lingua italiana. Su questo tema abbiamo fatto davvero “indietro tutta” negli ultimi decenni con gravi conseguenze per l’immagine del made in Italy. Il nostro è un Paese che deve poter vivere anche grazie al proprio brand. E qui non si parla solo dei cosiddetti settori del lusso (che pur sono economia reale), ma parliamo dell’Italia stessa, di un Paese che possiede oltre il 50% dell’arte mondiale, una Storia ricchissima, una cultura raffinata, la miglior cucina del mondo, idee, valori, know how ecc.. Tutto questo è Italia e tutto questo viene veicolato anche grazie ai nostri Istituti di Cultura all’estero. C’erano troppe spese? Non potevamo permettercelo più? Beh, anche in questo caso si è buttato a mare il bambino insieme all’acqua sporca. Anche in questo caso si possono tagliare gli eventuali sprechi, ma tenere uno strumento molto più potente per l’immagine “made in Italy” di quello che possiamo immaginare. Paesi come la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna ne fanno un “must”, e non crediamo per “beneficienza”. Per concludere, anche se in maniera sintetica e certamente superficiale, abbiamo voluto far comprendere che il settore delle Relazioni e delle Politiche Internazionali è fondamentale per il rilancio ed il superamento della crisi che il nostro Paese sta attraversando. E’ un settore per niente secondario o subalterno e va anch’esso profondamente ripensato e riformato. Non una sola “Politica estera” ma un sistema di relazioni che va condiviso e coordinato. In questa fase storica che stiamo vivendo tutto ciò non può essere pensato come un “optional” di cui possiamo fare benissimo a meno, ma metaforicamente è un ABS che potrebbe anche salvarci la vita. Antonio Raimondi